24 maggio 1915 l'Italia e la Grande Guerra - La Scuola in Blog - Istituto Paritario Jacques Maritain

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24 maggio 1915 l'Italia e la Grande Guerra

Pubblicato da Istituto in Anniversari storici · 24/5/2015 09:23:00
Il 24 maggio l’Italia entra tragicamente nel Primo Conflitto Mondiale, la Grande Guerra.
Milioni di morti e milioni di feriti, tra civili e militari. Non importa di che nazione e se innocenti la tragicità vuole che il quel momento storico Loro erano lì, sembra quasi uno scherzo del destino.
Il fronte italiano, guerra di trincea m soprattutto di confini,comprende l'insieme delle operazioni belliche combattute tra il Regno d'Italia e i suoi Alleati contro le armate di Austria-Ungheria e Germania nel settore delimitato dal confine con la Svizzera e dalle rive settentrionali del Golfo di Venezia, parte dei più ampi eventi della prima guerra mondiale. Il conflitto è conosciuto in Italia anche con il nome di "guerra italo-austriaca”o "quarta guerra di indipendenza"
ALPINO CON IL SUO FEDELE MULO COMPAGNO DI TANTE BATTAGLIE

ITALIANI IN TRINCEA
L'Italia dichiarò guerra all'Austria-Ungheria il 23 maggio 1915, iniziando le operazioni belliche il giorno dopo: il fronte di contatto tra i due eserciti si snodò nell'Italia nord-orientale, lungo le frontiere alpine e la regione del Carso. Nella prima fase del confronto le forze italiane, guidate dal capo di stato maggiore dell'esercito generale Luigi Cadorna, lanciarono una serie di massicce offensive frontali contro le difese austro-ungariche nella regione del fiume Isonzo, mentre operazioni di minor portata prendevano vita sui rilievi alpini e in particolare nella zona delle Dolomiti.
Il conflitto si trasformò ben presto in una sanguinosa guerra di trincea, simile a quella che si stava combattendo sul fronte occidentale: la lunga serie di battaglie sull'Isonzo non portò agli italiani che miseri guadagni territoriali al prezzo di forti perdite tra le truppe, ben presto spossate e demoralizzate dall'andamento delle operazioni. Le forze austro-ungariche si limitarono a difendersi lanciando contrattacchi limitati, fatta eccezione per la massiccia offensiva sull'Altopiano di Asiago nel maggio-giugno 1916, bloccata dagli italiani.
La situazione subì un brusco cambiamento nell'ottobre 1917, quando un'improvvisa offensiva degli austro-tedeschi nella zona di Caporetto portò a uno sfondamento delle difese italiane e a un repentino crollo di tutto il fronte: il Regio Esercito fu costretto a una lunga ritirata fino alle rive del fiume Piave, lasciando in mano al nemico il Friuli e il Veneto settentrionale oltre a centinaia di migliaia di prigionieri. Passate alla guida del generale Armando Diaz e rinforzate da truppe franco-britanniche, le forze italiane riuscirono però a consolidare un nuovo fronte lungo il Piave, bloccando l'offensiva degli Imperi centrali. Dopo aver respinto un nuovo tentativo degli austro-ungarici di forzare la linea del Piave nel giugno 1918, le forze degli Alleati passarono alla controffensiva alla fine dell'ottobre 1918: nel corso della cosiddetta battaglia di Vittorio Veneto le forze austro-ungariche furono messe in rotta, sfaldandosi nel corso della ritirata.
  AVAMPOSTO SULLE ALPI  IL PIAVE
Il 3 novembre l'Impero austro-ungarico chiese e siglò l'armistizio di Villa Giusti che, entrato in vigore il 4 novembre, segnò la conclusione delle ostilità.
Una guerra che vide temprare il temperamento di molti giovani, che attacati alla Vita vollero a tutti i costi tornare a casa, e per fare questo la casa doveva essere l’Italia e pertanto avere la meglio sul nemico Austro-ungarico.
Tutti i reparti del Regio Esercito diedero la loro massima affidabilità e passione nei combattimenti attaccando e arretrando e riprendendo posizione.
Forse la Nostra Storia si fonda sulle difese estreme che sono state in grado i nostri ragazzi più che le conquiste.
Ma è proprio nel tenere duro che si nobilità lo spirito dell’Uomo, quando le speranze sembrano ormai salutare i loro corpi, gli Spiriti pieni di Fierezza invece cercavano il riscatto e l’Orgoglio.
Nasce il Mito del Piave
"Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti il 24 maggio"
 
La disfatta di Caporetto e la rivincita.

Gli Alpini che tengono duro sulle Alpi, scavando all’interno delle montagne cunicoli per prendere di sorpresa gli austriac, feritoie che fanno da primo avanposto contro il nemico.
Le battglie sull’Altipiano di Asiago.

Nasce il Mito degli Alpini “
O, valore alpin,
difendi sempre la frontiera,
e là sui confin
tien sempre alta la bandiera”.

Il Mito dei Bersaglieri si consolida e con Enrico Toti (civile volontario,poi militare x promozione del comandante dei bersaglieri)
,nell'agosto 1916 cominciò la sesta battaglia dell'Isonzo che si concluse con la presa di Gorizia. Il 6 agosto 1916, Enrico Toti, lanciatosi con il suo reparto all'attacco di Quota 85 a est di Monfalcone, fu ferito più volte dai colpi avversari, e con un gesto eroico, scagliò la gruccia verso il nemico esclamando "Nun moro io!" (io non muoio!), poco prima di essere colpito a morte e di baciare il piumetto dell'elmetto.
ENRICO TOTI IL BERSAGLIERE IN SERVIZIO SOLO CON UNA GAMBA
ENRICO TOTI ALL'ATTACO LANCIANDO LA STAMPELLACONTRO GLI AUSTRIACI
 
Ricordiamoci della nostra Storia, ricordiamoci dei nostri caduti, ricordiamo l’Onore che ha mosso quegli spiriti e portiamo rispetto al Loro Onore.



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